lunedì 16 marzo 2009

Una proposta contro l'economia tossica


Riporto il video di un'intervista a Marco Saba, ricercatore indipendente sui sistemi monetari e bancari, realizzata dallo staff dell'IDV.

Il problema è sempre lo stesso: il signoraggio bancario.
Metodo grazie al quale i banchieri della BCE rubano i nostri soldi, prelevandoli dalle tasse che ci impone lo Stato, complice di questi strozzini, facendoci passare per buona la truffa del "debito pubblico".

L'articolo 1 della Costituzione Italiana, che sancisce che la sovranità è del popolo, viene continuamente calpestato ogni volta che noi paghiamo per la moneta emessa dalla BCE. Il signoraggio e il debito pubblico sono incostituzionali.

Informarsi sul nostro sistema monetario, in mano alle banche, è un dovere e un diritto di tutti; rendersene conto e cambiarlo è un segnale di giustizia e libertà.

martedì 24 febbraio 2009

Mills condannato. Perchè Berlusconi invece no?


Dopo la condanna di David Mills, l'avvocato corrotto da Silvio Berlusconi per mentire ai processi che vedevano imputato l'attuale presidente del Consiglio, possiamo dire con certezza che tutto ciò che si diceva del premier medesimo è assolutamente vero.

Berlusconi è dunque un corruttore e un evasore fiscale e, di norma, dovrebbe essere in carcere.
Ovviamente, per salvarsi il culo, ha manipolato le elezioni, tramite l'informazione controllata dei suoi tg, facendosi eleggere e, una volta al potere, ha fatto emanare una legge anticostituzionale che lo mette al sicuro dalla giustizia.

"La legge è uguale per tutti", frase scritta nelle aule dei tribunali, è diventata una barzelletta dei nostri tristi tempi.
Ma se la legge non è più uguale per tutti allora cosa ci costringe ancora a rispettarla? Tutti i cittadini dovrebbero prendere esempio dal capo del governo e non rispettare le leggi, evadere il fisco, falsare l'informazione e poi garantirsi, in qualche modo, l'impunità per i crimini commessi.

All'estero tutti i giornali hanno parlato del caso Mills, asserendo che il nostro presidente del Consiglio si sia protetto con il lodo Alfano, ma in Italia nessun telegiornale ha dato la notizia della condanna per corruzione che avrebbe riguardato anche Berlusconi.

In questa Italia, governata dalla mafia, dalle lobby e dalla massoneria, non c'è posto per la gente libera ed onesta, sfruttata e costretta a pagare per tutti.
Alcuni hanno già aperto gli occhi, molti sono già espatriati, ma ancora troppi dormono beatamente e credono alla favola del buon Berlusconi, senza rendersi conto, che nel loro sonno profondo, hanno permesso ad un nuovo dittatore di salire al trono.

sabato 21 febbraio 2009

Hidden Clover - Demo 2008

Scarica gratis il primo demo degli Hidden Clover: http://www.mediafire.com/?ym25zm3tm2z

mercoledì 21 gennaio 2009

Delirio di un rincoglionito

Non è che appena cominciato il processo di Napoli, riguardante i fatti che nell'estate 2006 portarono alla più grande ingiustizia del calcio nostrano, che già i soliti moralizzatori, onestoni e giornalisti vari si sostituiscono ai giudici e sentenziano, a prescindere, a sfavore di Moggi e della Juventus.

Non ultimo un editoriale apparso ieri sul Corriere dello Sport nel quale un tifoso anti-juventino si abbandonava a sproloqui e cazzate a ripetizione, arrivando alla sentenza, impostata di default da Mediaset e Gazzetta, che comunque vada, qualunque sia il risultato del processo non si riparerà alle ingiustizie perpetrate nei confronti della squadra più forte e prestigiosa d'Italia.

Forse il moralizzatore in questione non si ricorda che le sentenze dell'Ingiustizia Sportiva sono arrivate al termine di un processo farsa, imbastito a dovere dagli amici di chi doveva avvantaggiarsi dell'estromissione della Juventus, che i giornali e il tam tam mediatico portarono avanti una campagna denigratoria senza precedenti nei confronti dei Campioni d'Italia, che per anni le squadre protette dal sistema (Roma, Milan, Inter, Lazio) falsificavano bilanci e passaporti, cambiavano le regole in corsa, telefonavano ad arbitri e dirigenti federali, richiedevano guardalinee di fiducia, e commettevano altri reati atti ad acquisire un vantaggio sleale nei confronti delle avversarie.

Se di cupola bisogna parlare, ormai tutti lo sanno, è composta da Moratti-Tronchetti-Rossi. I fatti parlano chiaro.

La verità verrà a galla alla fine del processo di Napoli e, al di là del delirio di qualche rincoglionito di parte, avremo la sentenza definitiva.

Se il mondo del calcio, nel frattempo, si sarà liberato di coloro che l'hanno ridicolizzato, saprà rivedere le sentenze ingiuste del passato, annullare gli ultimi due campionati palesemente irregolari e risarcire chi è stato danneggiato.

Not my president

Un piduista di merda non potrà mai essere il mio presidente.
Chi, da presidente del Consiglio, va in giro a fare campagne elettorali, anzichè occuparsi dei grossi problemi in cui versa il Paese, dovrebbe avere il coraggio di dimettersi immediatamente.

Mi rifiuto di riconoscere la carica che ricopre questo lurido soggetto, e non potrò mai riconoscerla, almeno finchè non la smetterà di pensare a leggi inutili, per i cittadini onesti, atte solamente ad evitare la galera e ad arricchirsi ulteriormente sulle spalle della gente.

La Repubblica, mai votata dagli Italiani, entrata in vigore, con un imbroglio, 60 anni fa, oggi si è definitivamente trasformata nel regime che tutti conosciamo.
Asservimento delle masse tramite le televisioni e i giornali, l'informazione e l'opinione pubblica pilotati a dovere per plasmare le menti dei più ingenui, dei più anziani, dei più deboli.

Viviamo in un tempo dove ci costringono a pagare tasse di ogni tipo, ci obbligano a pagare un canone per una tv che fa schifo, ci multano se ci mettiamo al volante con un tasso alcolico di 0.2, mentre in Parlamento ci sono criminali di ogni genere.
Rubano ai poveri per dare ai ricchi. I nostri soldi vengono dati alle banche, al Vaticano, ai partiti, ai giornali di regime, a Gheddafi, ai cinesi e chissà a quanti altri.
Ed intanto si taglia sulla ricerca, sulla scuola, sul lavoro, sulle risorse; insomma, sul futuro della Nazione.

Uno che ruba ai poveri per dare ai ricchi non dovrebbe rappresentare un popolo. Dovrebbe essere in galera già da un bel pezzo.
Il popolo italiano si è assopito negli ultimi 20 anni, a forza di guardare grandi fratelli, nani e ballerine; adesso sta dormendo profondamente. Se mai si risveglierà, un giorno, sarà un risveglio brusco.

Un piduista di merda non potrà mai essere il mio presidente.
Al massimo potrà esserlo della mafia o della camorra... a già, dimenticavo... siamo in Italia!

venerdì 9 gennaio 2009

Moggi: "Il castello è crollato"

L'ex dirigente bianconero: «In appello demolirò anche quel che resta delle accuse. Violenza su Amoruso? Sì, con i 14 milioni che ha preso»

Moggi, questa sentenza per lei è una mezza condanna o una mezza assoluzione?
«È soltanto la dimostrazione che il castello costruito dal dottor Palamara è caduto miseramente».

Sarà caduto, però un anno e sei mesi non sono proprio un buffetto. Non le sembra?
«Perché alla fine è diventato il processo a Moggi, non alla Gea e qualcosa dovevo prendere: perciò è stato smantellato il castello ma almeno un mattone doveva rimanere».

Il mattone dimostra che le minacce a Blasi e Amoruso ci sono state.
«Ma quando mai. Sono motivazioni ridicole. Ancelotti ha testimoniato che non voleva Amoruso alla Juve perché non gli serviva, quindi o lo mandavo via per valorizzarlo o lo lasciavo marcire in tribuna. Quanto a Blasi, dopo una lunga squalifica per doping mentre stava al Parma mi manda il procuratore Antonelli a chiedermi un adeguamento del contratto: manco sapevo che lo gestisse Antonelli, alla Juve risultava che il suo manager fosse Zavaglia. Allora gli dico di non mandarmi più nessuno, perché nei guai si è messo lui e se vuole l’adeguamento se lo deve conquistare. Sarebbe una violenza privata?».

Sì, per il giudice.
«Allora vediamo quanti dirigenti di società finiranno nei guai dopo questa sentenza. Se a me danno un anno e sei mesi per una cosa del genere, Benitez per quello che ha detto a Pennant che non firmava il contratto con il Liverpool dovranno condannarlo all’ergastolo».

Vuol dire che questi comportamenti sono normali nel calcio?
«Come in molte altre situazioni di lavoro. Con la differenza che Amoruso è stato “violentato” con i 14 milioni di euro che ha preso. Non so quanti, nel mondo del lavoro, possono dire altrettanto. La conclusione è che d’ora in poi chi tratta con i giocatori è a rischio di un’accusa per violenza: va a finire che riempiremo Regina Coeli».

Che fa? Cerca solidarietà?
«Sottolineo un problema e mi aspetto che i direttori sportivi e le società di calcio lo valutino con attenzione. Se non fosse una cosa seria, sarebbe tutta da ridere».

Ricorrerà in appello?
«Dovrei stare zitto? Sono sicuro che le accuse non reggeranno e che andremo ai tempi supplementari dove smonteremo anche i resti del castello».

Il giudice ha detto che la Gea non era un’associazione a delinquere. Però non può negare che un potere l’aveva e molto forte.
«Io sto ai fatti: nessuno d’ora in poi potrà dire che i Moggi manovravano il calcio attraverso la Gea. Non manovravamo proprio niente. Mi dispiace soltanto per mio figlio Alessandro, alla sua età si soffrono di più le ingiustizie».

Crede che se due anni fa i giudici del calcio avessero avuto la stessa impostazione che ha avuto il Tribunale di Roma si sarebbe arrivati alle condanne sportive?
«So soltanto che tutto fu dipinto come Moggiopoli e alla prima sentenza penale si è visto che Moggi in realtà non aveva fatto niente che minasse la credibilità del calcio. È quello che ho provato a dire in questi mesi e mi sono beccato dell’arrogante. Adesso però partiranno le querele con la richiesta per danni».

In che senso?
«Penso ad esempio a quanto ha raccontato Franco Baldini a proposito del mancato arrivo di Chiellini alla Roma. Spinelli, il presidente del Livorno, ha chiarito ai giudici come stavano realmente le cose. Per questo dico che mi divertirò con le querele».

Lei intanto resterà per sempre la persona che ha fatto condannare la Juve alle serie B.
«Non credo che esista un processo a Roma e uno a Napoli. Sono tutte vicende collegate e vedrà che anche a Napoli dovranno arrivare alle stesse conclusioni: cioè non c’era nessun progetto diabolico per controllare il calcio. Nessuna Moggiopoli. Nei confronti della Juve ho avuto solo una colpa».

Quale?
«Ho fatto il suo interesse quando i giocatori battevano cassa. Se li avessi accontentati non avrei avuto neppure questa condanna con motivazioni davvero ridicole».

Il calcio ha deciso di tenerla fuori dalla porta. Questa sentenza può riportarla dentro?
«Non lo so. Aspetto di vedere come la penseranno i giudici di Napoli, magari renderò pubblico un dossier per dire come stavano davvero le cose. Un fatto è sicuro: certe voci sul mio rientro, al Toro come alla Pro Patria, mi scocciano. In ogni caso non ho l’intenzione né i soldi per comprare una società: al massimo potrò offrirmi a chi mi darà uno stipendio».

tratto da www.lastampa.it

giovedì 8 gennaio 2009

Processo GEA: Assolto Moggi dall'accusa di associazione a delinquere

La sentenza di primo grado emessa dal presidente della decima sezione del Tribunale di Roma, Luigi Fiasconaro, scagiona Luciano Moggi e tutti gli imputati del processo GEA dalle accuse mosse dal PM Luca Palamara, il quale aveva parlato apertamente di un'associazione per delinquere che mirava "al controllo del mondo del calcio".

Dunque non esisteva nessuna "cupola", come invece sostenuto nel processo farsa dell'estate 2006 che condannò la Juventus campione d'Italia. La GEA esce pulita dalla faccenda, come sottolinea Alessandro Moggi: "Io non ho fatto nulla - ha commentato - i giudici hanno detto che non c'é alcuna associazione per delinquere perché non c'é mai stata alcuna associazione a delinquere. Mi aspettavo l'assoluzione piena per tutti gli imputati, comunque la Gea è stata assolta completamente".

Se assoluzione piena è stata per Franco Zavaglia, Davide Lippi, Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo, per Luciano e Alessandro Moggi sono arrivate le condanne, rispettivamente a 1 anno e 6 mesi e 1 anno e 2 mesi di reclusione, per violenza e minaccia privata ai danni dei calciatori Nicola Amoruso e Emanuele Blasi (attribuite a Luciano) e quelle sui russi Victor Budiansky e Ilia Zetulayev (contestate ad Alessandro). Pene che non verranno scontate poichè coperte da indulto. Con l'assoluzione di Moggi l'unica condanna penale pendente sul calcio italiano resta ancora quella di Recoba ed Oriali del 25 maggio 2006.

mercoledì 7 gennaio 2009

Hyoga e Shiryu

mercoledì 3 dicembre 2008

Il governo delle banane


Riporto qui un articolo apparso sul blog di Antonio Di Pietro, unico vero rappresentante in parlamento dell'opposizione al regime di Berlusconi.

Ieri il Governo ha chiesto la fiducia per i provvedimenti a contenimento della spesa sanitaria. Fiducia che è mancata da parte dell'Italia dei Valori. Ma la nostra è una fiducia, come ha dichiarato alla Camera il deputato dell'Italia dei Valori, Antonio Borghesi, che manca da lungo tempo e su molti fronti. Sono innumerevoli gli ambiti, citati nel discorso di Borghesi, che non ci trovano in sintonia con questo "Governo delle banane", ambiti che hanno scritto una brutta pagina della democrazia di questo Paese, screditando l'immagine dell'Italia in tutto il mondo.

Testo dell'intervento:
"Signor Presidente e signor Presidente del Consiglio, che con la sua assenza ostenta la sua disistima verso il Parlamento della Repubblica italiana. Questo banco del Governo vuoto ne è la dimostrazione. Non possiamo dare la nostra fiducia ad un Governo che fa continuamente a pezzi la nostra Costituzione, oltraggiata al di là di ogni misura dalla scarsa considerazione che il Presidente dimostra di avere per il Parlamento, considerato un organo inutile, un fastidioso ostacolo a decisioni prese con pochi accoliti, con poteri più o meno occulti, con banchieri privi dei requisiti di onorabilità, con imprenditori il cui unico intento è la speculazione senza alcun rischio dei propri capitali, spesso nascosti in paradisi fiscali.
Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che presto perderà la fiducia della sua stessa maggioranza: vi sono in quest'Aula, anche nella maggioranza, persone perbene, competenti, capaci e rispettabili, a cui sta a cuore la dignità del Parlamento e la loro stessa dignità e che, se per il momento si limitano ad alzare la voce contro il loro Governo in Commissione, mi auguro presto non accetteranno più di fare i burattini di qualcuno che li comanda a premere un pulsante (qualche volta anche due). Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che sistematicamente toglie ai poveri per dare ai ricchi, come con il provvedimento sull'ICI, che Prodi aveva limitato nell'esenzione, per il quale i comuni italiani attendono ancora adeguato ristoro (infatti, non sono certo i 260 milioni presenti nel decreto-legge in esame a darlo) ed intanto stanno tagliando i servizi ai cittadini per far quadrare i conti. E Robin Tremonti se la ride, contento per aver tolto, dice lui, i soldi a petrolieri, banchieri, ed assicuratori, in realtà pagati dai cittadini con i prezzi di benzina, di polizze assicurative e di interessi passivi.
Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che per un ignobile calcolo elettorale ha rifiutato di cedere Alitalia ad AirFrance, per darne la polpa ad alcuni imprenditori, in larga parte pregiudicati ed indagati, addossando la fiscalità ai cittadini, quindi con un costo aggiuntivo di 2 o 3 miliardi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Non possiamo dare fiducia ad un Governo che distingue tra il federalismo delle parole, promettendo la responsabilità di chi amministra, e il federalismo dei fatti, che regala 500 milioni alla Campania, con la scusa dei rifiuti, 150 milioni a Palermo, 140 milioni al decotto comune di Catania, il cui ultimo amministratore, come premio per il disastro compiuto, siede nei banchi del Parlamento, 500 milioni a Roma, non meno indebitata di altre grandi città, e 38 milioni al Belice, per un terremoto di quarant'anni fa.
Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, con il giusto intento di colpire i fannulloni, in realtà toglie, dal primo giorno, il pane al lavoratore ammalato e l'assistenza familiare ai disabili, ma salva i dirigenti pubblici dal principio di responsabilità, cancellando nei decreti ogni punizione nei loro riguardi, quando sbagliano.
Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, con la scusa di salvare i risparmiatori, dà soldi alle banche (e ben più di quelli prelevati da Robin Tremonti), senza alcuna condizione, neppure quella di garantire più credito alle piccole e medie imprese o di eliminare i vergognosi bonus di manager capaci solo di pensare ai propri interessi con i soldi degli altri. Mi riferisco, in particolare, alle cifre da capogiro incassate, ad esempio, dal signor Passera, deus ex machina di tante operazioni finanziarie e politiche. Si tratta di cifre che sono schiaffi continui in faccia alle famiglie che faticano a sopravvivere.
Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, dopo avere sbandierato agli italiani che avrebbe loro abbassato le tasse, alza, a livello intollerabile, la pressione fiscale su coloro che le pagano, ma nel contempo emana provvedimenti oggettivamente di collusione con l'evasione fiscale, quali la riduzione della tracciabilità dei pagamenti e l'eliminazione dell'elenco clienti ai fornitori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Eppure, in Italia, sfugge al fisco una rilevante quantità di ricchezza che, se acquisita, permetterebbe di dare sostegno ai sette milioni e mezzo di italiani che vivono sulla soglia di povertà.
Non possiamo dare fiducia ad un Governo che assume provvedimenti che, sempre, recano vantaggi all'azienda del Presidente, in un così rilevante conflitto di interessi. Non siamo fessi, Presidente, e non crediamo alle favole, e anche se fingete di pentirvi ci provate ogni volta, come con l'aumento dell'IVA a Sky, che è tra i pochi competitori di Mediaset. La verità è che mai avete sbagliato al contrario, facendo leggi contro Mediaset, e ciò toglie ogni dubbio sulla buona fede delle vostre azioni.
Non possiamo dare fiducia ad un Governo che, appena può, cerca di dettare leggi ad personam, sia che si tratti del Presidente del Consiglio Berlusconi, con l'ignobile provvedimento che va sotto il nome di «lodo Alfano», gli svariati tentativi di salvare Retequattro o il decreto sulle intercettazioni, sia che si tratti di salvare i suoi accoliti, con i provvedimenti salva-manager per salvare personaggi impresentabili come Cragnotti, Tanzi, Ricucci e i loro dirigenti, i quali hanno rapinato tanti piccoli risparmiatori, spesso con l'aiuto di banchieri compiacenti come Geronzi del quale, pure, si cerca oggi il salvataggio, depenalizzando la legge fallimentare.
Non possiamo dare fiducia ad un Governo che rapina persone debolissime, come i danneggiati da sangue infetto, i talassemici, i danneggiati da vaccinazioni e le loro famiglie. Dove sono finiti, Presidente, i 150 milioni di euro a loro destinati per il 2008, in aggiunta ai 180 previsti dall'ultima finanziaria del Governo Prodi e di cui si sono perse le tracce? Togliere soldi destinati a persone sofferenti è come perpetrare un furto due volte.
Non possiamo dare fiducia ad un Governo che taglia indiscriminatamente i fondi a scuola, università e cultura e che elimina migliaia di precari dopo averne richiesto i servizi per tre, cinque e persino dieci anni.
Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che commette continui reati politici di riciclaggio di somme che altri Governi avevano già destinato. State letteralmente imbrogliando, questa è la parola giusta, gli italiani, lasciando credere di fare interventi da 80 miliardi di euro, quando in realtà si tratta di somme già destinate e previste da altri Governi, che ripresentate come nuove: in realtà non avete fatto nulla, a differenza di tutti gli altri Paesi europei, intervenuti con misure strutturali.
Non possiamo dare fiducia ad un Governo che sa solo inventare la Social Card, o meglio la carta di povertà. Ci dica, signor Ministro Robin Tremonti, se si è fatto dire il costo di emissione di ciascuna di queste carte che rischia, per una pubblica amministrazione inefficiente come la nostra, di costare più del misero valore che conterrà e che dovrà essere speso, altra "meravigliosa" idea di stampo liberale, in esercizi convenzionati e a prezzi prefissati.In molti casi, tali prezzi saranno superiori a quelli praticati dai negozi discount e dai mercatini dove la povera gente va a rifornirsi.
Non possiamo dare fiducia ad un Governo che istituisce un Ministro per la semplificazione legislativa, che afferma di tagliare le leggi e poi chiede a pensionati e a famiglie a basso reddito - al fine di ottenere la card di cui sopra - la compilazione di moduli e la richiesta di documenti per i quali ci vuole uno studio di consulenza. Signor Ministro Tremonti che non c'è, signor Ministro Calderoli che non c'è, fate come ho fatto io nel fine settimana e provate voi a compilare le carte che chiedete alla povera gente.
Non possiamo dare fiducia ad un Governo il cui Presidente del Consiglio pratica da sempre tentativi di corruzione politica. Non ci interessa se essi abbiano o meno valenza di reato penale ma, sul piano politico, restano tentativi di corruzione politica. Forse qualcuno si è già dimenticato che nel 1995, quando la Lega iniziò il disimpegno che portò alla caduta del suo primo Governo, venne messo in atto il più rilevante tentativo di corruzione politica che la nostra Repubblica ricordi nei confronti dei parlamentari di quel partito? Forse qualcuno si è già dimenticato che nella scorsa legislatura lei fece sistematici tentativi di corruzione politica nei confronti di senatori del centrosinistra per far cadere il Governo Prodi? Forse qualcuno si è già dimenticato del tentativo in essere riguardo alla Commissione di vigilanza RAI?
Non possiamo dare la nostra fiducia ad un Governo il cui Presidente del Consiglio chiede, ad ogni pie' sospinto, di annientare Di Pietro e l'Italia dei Valori che, evidentemente, iniziano a spaventarlo, per il crescente consenso che stanno ricevendo dagli elettori italiani. La rassicuriamo, signor Presidente: noi non spariremo, perché siamo un partito di uomini liberi che non devono rendere conto né a padroni né a potentati economici o sindacali né a corporazioni o, meglio, sappiamo e vogliamo rendere conto ai cittadini, che sono l'unico soggetto al quale pensiamo quando dobbiamo decidere come votare. Ed è a loro che pensiamo anche oggi esprimendo un «no» fermo e deciso al suo Governo, con la certezza che gli elettori stanno ben comprendendo di essere stati, ancora una volta, imbrogliati e presi in giro da lei e con la consapevolezza che molto presto, già dalla prossima primavera, potremo dire, in modo documentato, che lei non gode più non solo della nostra fiducia ma neanche di quella della maggioranza degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni)".

venerdì 28 novembre 2008

Madagascar, Daewoo e neocolonialismo

Che cosa hanno in comune Madagascar e Corea del Sud ? In apparenza nulla. Il primo è un Paese in via di sviluppo, il secondo è una potenza economica. Uno sta in Africa, l'altro in Asia. I malgasci hanno un territorio incontaminato. Ai coreani manca il terreno coltivabile. Il Madagascar ha 28 abitanti per km2, la Corea del Sud 493 abitanti per km2.

Due Paesi diversi tra loro, ma accomunati oggi dalla Daewoo e dal neocolonialismo senza capitali. Tronchetti e Colaninno hanno fatto scuola anche all'estero.

Un tempo si regalavano collanine e pietre lucenti agli indigeni in cambio di ogni ben di Dio. Oggi neppure quelli.

La Corea del Sud ha bisogno di mais, di olio di palma, di prodotti dell'agricoltura. Il Madagascar ha terra. La Daewoo sigla un accordo con il governo del Madagascar. Cessione di 1,3 milioni di ettari coltivabili per 99 anni. Più della metà della terra coltivabile del Paese (2,5 milioni di ettari).

Il tutto GRATIS. In cambio la Daewood si impegna ad assumere i malgasci come contadini.

Secondo mister Hong, manager della Daewoo: "E' terra totalmente non sviluppata, incontaminata. E noi daremo lavoro rendendola coltivabile, e questo è buono per il Madagascar."

I prodotti di 1,3 milioni di ettari del Madagascar saranno inviati in Corea del Sud per il suo fabbisogno, è probabile che neppure una pannocchia rimanga ai malgasci.

Il Madagascar fa parte del World Food Programme da cui riceve cibo per 600.000 persone che vivono al limite della sussistenza. Gente alla fame alla quale si aggiungeranno migliaia di piccoli agricoltori con le loro famiglie.

Gli 1,3 milioni di ettari sono in gran parte foreste. Saranno distrutte con pesanti effetti sul clima.

Il contadino del Madagascar viene espropriato della terra, il cibo viene inviato all'estero, il suo ambiente viene distrutto. In cambio potrà lavorare per la Daewoo. Che culo!

Chi ha risorse non ha soldi. Chi ha soldi si compra le risorse. Ma cosa sono i soldi? Da dove provengono? Indovinate. Dalle risorse di chi non ha soldi.

L' Africa ha la maggiior parte della terra fertile non coltivata del mondo e la maggior parte dei morti di fame. Una ragione ci sarà.